Lo sciatore

Progetto fotografico ispirato al racconto “L'avventura di uno sciatore” di Italo Calvino, 1959
….. La ragazza celeste-cielo se ne veniva giù bel bello, prendendo i suoi zig-zag tutti precisi, ossia, fino all'ultimo non si capiva se volesse svoltare o cosa fare e tutt'a un tratto la vedevano che scendeva in direzione opposta a prima. Veniva giù prendendosela calma, si sarebbe detto, fermandosi ogni tanto, dritta sulle lunghe gambe, a studiare il percorso; ma intanto, quelli del pullman non riuscivano a tenerle dietro. Finché anche il grasso ammise: “Altro che storie! Va da dio!” I perché non l'avrebbero saputo spiegare, ma era questo che li teneva a bocca aperta: tutti i movimenti le venivano i più semplici e i più adatti alla sua persona, senza mai traboccare d'un centimetro, senza l'ombra di turbamento o di sforzo, o di puntiglio a fare una cosa a tutti i costi, ma facendola così, naturalmente; e prendendo, a seconda di com'era lo stato della pista, anche certe movenze un po' incerte, come chi cammina in punta di piedi, che era tutta una sua maniera per superare le difficoltà senza far capire se le prendeva sì o no sul serio.....
….La ragazza s'era già slanciata per la discesa e andava con i suoi tranquilli zig-zag, ora era già dove le piste erano più battute dagli sciatori, ma in mezzo a tutto lo sfrecciare di sagome confuse e intercambiabili la sua figura appena disegnata come un'oscillante parentesi non si perdeva, restava l'unica che si potesse seguire e distinguere, sottratta al caso e al disordine. L'aria era così nitida che il ragazzo dagli occhiali verdi indovinava sulla neve il reticolo fitto delle orme di sci, dritte ed oblique, delle strisciate, delle gobbe, delle buche, delle pestate di racchetta, e gli pareva che là nell'informe pasticcio della vita fosse nascosta la linea segreta, l'armonia, solamente rintracciabile alla ragazza celeste-cielo, e questo fosse il miracolo di lei, di scegliere a ogni istante nel caos dei mille movimenti possibili quello e quello solo che era giusto e limpido e lieve e necessario, quel gesto e quello solo, tra mille gesti perduti, che contasse".

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